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Il 29 maggio 1953 due esperti alpinisti, il neozelandese Edmund Hillary e lo sherpa nepalese Tenzing Norgay, raggiunsero la vetta dell’Everest, la montagna più alta al mondo che fa parte della catena dell’Himalaya, al confine tra Cina e Nepal. La spedizione di Hillary e Norgay era formata da 15 alpinisti ed era guidata dal colonnello britannico John Hunt, invitato a diventare capo della spedizione dal Joint Himalayan Committee, formato dall’Alpin Club e dalla Royal Geographical Society. Il gruppo guidato da Hunt si riunì in Nepal, verso metà febbraio, a Katmandu e dormirono nell’ambasciata britannica. Ai primi di marzo, venti sherpa scelti dal Club dell’Himalaya arrivarono a Katmandu per aiutare gli uomini della spedizione a trasportare la loro attrezzatura fino al luogo di partenza; a capo del gruppo degli sherpa c’era Tenzing Norgay, che aveva già tentato di scalare l’Everest altre sei volte ed era considerato il miglior sherpa alpinista di tutto il mondo. La scalata fu difficile e faticosa: furono imbastiti diversi campi base e la salita fu molto lenta. Una prima coppia di alpinisti, formata da Tom Bourdillon e Charles Evans, fu scelta dal capo spedizione per raggiungere la vetta: il 26 maggio i due riuscirono ad arrivare a soli 100 metri dalla cima, ma furono costretti a tornare indietro esausti per mancanza di ossigeno. Il giorno successivo, Hillary e Norgay decisero di fare un secondo tentativo: salirono dal percorso del Colle Sud e raggiunsero la vetta; nei 15 minuti in cui rimasero in cima, scattarono delle fotografie, seppellirono alcuni dolci e piantarono una piccola croce in mezzo alla neve. E’ la storia raccontata nel video che martedì 23 febbraio, alle ore 20, in sede potremo vedere insieme.